El Gobierno de Aragón acaba de publicar en edición CD las Actas de dos Congresos que con la denominación “La Corona de Aragón en el centro de su historia 1208-1458” han tratado sobre la monarquía aragonesa y los reinos de la Corona y sobre los aspectos económicos y sociales. El primero de ellos se celebró en Zaragoza y Monzón, en el 2008, y el segundo en Zaragoza y Calatayud los días 24, 25 y 26 de noviembre de 2009 siendo ambos dirigidos científicamente por D. Ángel Sesma Muñoz, del Grupo de Investigación CEMA de la Universidad de Zaragoza, y coordinados por D. Sergio Castillo, Archivero del Gobierno de Aragón.
Entre las ponencias que ahora se publican destaco las siguientes, elaboradas por insignes profesores e investigadores italianos
- Tradiciones e idiosincrasias. Las relaciones entre Cataluña y Aragón en la historiografía (siglos XI-XIII) por Stefano Maria Cingolani, investigador
- La corte napolitana di Alfonso il Magnanimo: il mecenatismo regio, por Roberto Delle Donne (Università di Napoli)
- Forme della rappresentanza nel regno di Sicilia: circolazione di modelli istituzionali nella Corona d´Aragona por Beatrice Pasciuta (Università di Palermo)
- Parlamento e luogotenenza generale. Il regno di Napoli nella Corona d´Aragona por Francesco Senatore (Università di Napoli Federico II)
- Sardegna e spazi economici nel medioevo. Una rilettura problemática por Corrado Zedda (Università di Cagliari)
Enrique Borruel López
Categoría: Storia
Nel cuore di Napoli l’enigma s’intreccia con l’opera d’arte. Mi riferisco alla Cappella Sansevero, uno dei più straordinari monumenti che l’ingegno e la creatività umana abbiano mai concepito. L’artefice geniale di quest’opera unica fu il principe Raimondo de Sangro, un filosofo di spiritu, di amabilísimo e dolcissimo costume, uno dei perfetti filosofi se non fosse pe il difetto di aver troppa fantasia, così lo ricorda Antonio Genovesi, gigante del pensiero settecentesco. Una fantasia e un’inventiva certamente non comuni.
Dal Cristo Velato, prodigiosa tessitura del velo marmoreo, alle sorprendenti macchine anatomiche, su cui s’interrogano studiosi di tutto il mondo, la Cappella si rivela come uno straordinario contenitore d’arte creando qui un’atmosfera unica, un po’ fuori del tempo.
Sono tanti i personaggi illustri che da sempre tramandano nelle loro opere il fascino di questo tempio all’immaginario collettivo. Come Antonio Canova che avrebbe dato dieci anni di vita pur d’essere lo scultore del Cristo Velato, poeti come Salvatore di Giacomo, letterati come il marchese de Sade, scrittori come Luigi Capuana, tutti rapiti dall’incanto di questo tempio. Ma anche il tempo presente dedica al mito opere e luoghi della Cappella Sansevero. Ricardo Muti sceglie l’immagine del Cristo per la copertina del suo Requiem di Mozart, il regista Werner Herzog ne coglie la scenografia ideale per ambientare alcune riprese del suo film dedicato a Gesualdo da Venosa, il grande scrittore argentino Héctor Bianciotti parla di “sindrome di Stendhal” al cospetto del Cristo Velato…
E noi, viaggiatori perplessi, inconsapevoli della nostra fortuna, possiamo raggiungere questo cuore di tenebra che palpita a poche ore di casa.
Bibliografía: Museo Cappella Sansevero, a cura di Fazio Macci
Per approfondire: Museo di Sansevero
Sono in molti a pensare che il rafano e il wasabi sono la stessa cosa. In realtà, sebbene le due radici facciano parte della stessa famiglia, il wasabi è la versione verde della radice bianca che in Italia conosciamo come rafano.
Il nostro raphanus sativus è secondo il dizionario Zanichelli una “pianta erbacea annuale delle crocifere, con ciuffo di foglie basali e fiori venati di viola, coltivata in parecchie varietà per le radici piccanti usate in cucina”. In parole povere, una radice di colore biancastro e dal sapore lievemente amorognolo e piccante, che si usa soprattutto nella gastronomia del Nord Italia.
In particolare, in Piemonte lo si usa sotto forma di salsa, tritato e mescolato con aglio, un pizzico di peperoncino, qualche goccia di aceto, sale e olio, per accompagnare il bollito, un piatto tipico soprattutto nella stagione invernale, fatto preferibilmente con carne di bue lessa e accompagnata da varie salse.
In questo senso il rafano e il wasabi sono abbastanza simili, perché anche il wasabi si usa sotto forma di salsa, nella cucina giapponese: la modalità più conosciuta è la pasta di wasabi, che accompagna il sushi nelle sue varie forme, dal sashimi di pesce crudo ai maki di pesce o vegetariani.
In comune le due radici hanno poi il piccante, molto particolare e del tutto diverso da quello più popolare e conosciuto del peperoncino: il rafano e il wasabi non pizzicano sulla lingua, bensì nel naso, provocando una sensazione speciale, che è una via di mezzo fra piacevole e sgradevole per chi li prova per la prima volta. Per questo è importante non abbondare nelle dosi, altrimenti si rischia di trasformare un delizioso pasto in una vera e propria tortura!
Categoría: Gastronomia
Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici
24 settembre 2010 – 23 gennaio 2011
Firenze – Palazzo Strozzi
La Fondazione Palazzo Strozzi dedica ad Agnolo Bronzino (1503-1572) una mostra in cui verranno esposti 56 dipinti, alcuni conservati nei musei fiorentini, in particolare agli Uffizi, ed altri provenienti dai più importanti musei del mondo. Accanto ai dipinti del Bronzino, protagonista del ‘500 che operò negli anni di Cosimo I de’ Medici, si potranno ammirare opere di Jacopo Pontormo, Benvenuto Cellini, Niccolò Tribolo, Baccio Bandinelli, Pierino da Vinci, Alessandro Allori. Sarà inoltre presentata al pubblico un’opera inedita del Bronzino, il recuperato Crocifisso Panciatichi.
Per saperne di più ecco la pagina della mostra.
“Federico Fellini. El circo de las ilusiones”. Con este sugerente título, el Caixafórum de Madrid (Paseo del Prado, 36) ha organizado hasta el 26 de diciembre una muestra sobre el cineasta italiano (Rímini 1920-Roma 1993). La exposición reúne más de 400 piezas, entre fotografías, dibujos, revistas, cómics, carteles, entrevistas y extractos de filmes, algunos de ellos inéditos hasta ahora.
La muestra pone de relieve las obsesiones de Fellini, las imágenes que soñó y las que rodó en sus películas. La mujer, la religión, el psicoanálisis, los sueños están presentes en esta exposición que combina las imágenes fijas y aquellas en movimiento. No se trata de una muestra estrictamente cronológica ni filmográfica, sino mucho más. Permite conocer parte de la historia de Italia, la amistad de Fellini con otros realizadores, la indignación que provocó en la iglesia el rodaje de La Dolce Vita y mucho más.
Dice Billy Wilder en el prólogo de “Yo, Fellini”, de Charlotte Chandler (Ed. Seix Barral) que “Hay cosas que no puedes aprender en un cursillo. Has nacido con ello. En la vida, cuando estabas con Fellini, siempre sabías que no estabas con nadie más. Él estaba en su propia órbita”. La muestra del Caixafórum permite acercarnos un poco más a este genio auténtico.
Está organizada en cuatro ámbitos: la cultura popular; Fellini en acción; la ciudad de las mujeres; y la invención biográfica. Si en los próximos cuatro meses tenéis la oportunidad de viajar a Madrid, os aconsejo una parada en el Caixafórum. La entrada es gratuita y el horario de lunes a domingo de 10.00 a 20.00 horas. Y, si podéis, os recomiendo una visita guiada (Martes y jueves a las 19.00; Miércoles y viernes a las 13.00; y sábados a las 11.00 y a las 18.00). Si tenéis un poco más de tiempo libre o sois fanáticos de Fellini, consultad las actividades culturales organizadas en torno a “El circo de las ilusiones”.
Más información en la página de la muestra




