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Finisce il ciclo dedicato a Zavattini con ‘I sette fratelli Cervi’

Il ciclo di cinema dedicato allo sceneggiatore italiano Cesare Zavattini finisce oggi  con la proiezione del film I sette fratelli Cervi. La pellicola si potrà vedere in VOSE nella Sala Pilar Sinués nel Paraninfo Universitario di Saragozza alle 19.30 ore. Il film racconta la storia vera dei sette fratelli Cervi (Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio), contadini di Campegine antifascisti e organizzatori della lotta partigiana sotto la guida del padre Alcide (1875-1970), catturati e fucilati dai tedeschi a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943. Lungamente boicottato dalla censura preventiva, il film di Gianni Puccini descrive con realismo partecipe l’ambiente emiliano, facendo perno sul personaggio di Aldo Cervi, uno straordinario Gian Maria Volonté. Nella ricerca di un tono nazional-popolare, ma, nello stesso tempo, teso a evitare la retorica commemorativa e forse troppo preoccupato di essere fedele alla cronaca dei fatti, è un film parzialmente riuscito, più risolto e convincente nella parte rurale che nella descrizione della guerriglia sull’Appennino. Puccini morì qualche mese dopo la fine delle riprese. l film fu a lungo boicottato dalla censura preventiva.

Il più vecchio dei sette fratelli, Gelindo, aveva 42 anni, il più giovane, Ettore, solo 22: erano stati catturati poco più di un mese prima durante un rastrellamento compiuto dai militi fascisti e volto a sgominare la cosiddetta Banda Cervi, uno dei primi nuclei partigiani della zona, della quale facevano parte, oltre ai fratelli, anche alcuni ex prigionieri russi e britannici. Erano i primi mesi della Resistenza e i figli di Alcide, prima mezzadro poi affittuario emiliano pervaso di idee socialiste fin dall’infanzia, non potevano restare a guardare: la loro lotta fu breve ma intensa e la loro morte ne fece dei martiri, dei simboli tuttora attuali non solo per il contesto storico in cui combatterono ma per tutti coloro che anelano alla libertà come bene più importante per l’essere umano. Il cinema italiano non poteva rimanere indifferente a una storia così toccante e nel 1968 il registaGianni Puccini girò il capolavoro della sua carriera, I sette fratelli Cervi. Puccini, nato nel 1914, era un raffinato sceneggiatore e a aveva lavorato con Visconti e De Santis, prima di passare dietro la macchina da presa e girare gradevoli commedie tipiche degli anni ‘50, come Parola di ladro e Il marito, con Alberto Sordi. Al termine della carriera (il regista serebbe morto pochi mesi dopo la fine delle riprese), decise di impegnarsi con una storia così complessa, raccontando la vita della famiglia Cervi e dipingendo un affresco paragonabile al posteriore Novecento di Bertolucci.

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