Il documentario ‘Ultima chiamata’, nel festival Ecozine di Saragozza

Il documentario Ultima chiamata, del regista italiano Enrico Cerasuolo, si potrà vedere in VOSE il prossimo 16 maggio alle 18.00 ore nella Filmoteca di Saragozza. Ultima chiamata fa parte dei film a concorso nel Festival Ecozine 2014. Il documentario cerca di capire se siamo ancora in tempo per un’ultima chiamata. Nel 1972  un gruppo di giovani ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston ha pubblicato lo studio The limits to growth (i limiti della crescita) in cui si sono evidenziati per la prima volta i problemi causati all’ecosistema terrestre dalla continua crescita della popolazione mondiale e dal suo sviluppo incontrollato. Nel 2007 il regista Enrico Cerasuolo con la collaborazione di Gaetano Capizzi, direttore di Cinemambiente, e di Luca Mercalli, uno dei più famosi climatologi italiani, hanno deciso di farne un documentario che cerca di capire, a quarant’anni di distanza, se siamo ancora in tempo per cambiare le nostre abitudini, se siamo ancora in tempo per un’ultima chiamata.

Ultima Chiamata racconta la storia dell’ascesa, caduta e rinascita di uno dei libri ambientalisti più controversi e stimolanti di tutti i tempi. Ripercorriamo gli eventi attraverso le storie dei suoi ideatori – Aurelio Peccei e Jay Forrester – e autori – Dennis e Donella Meadows, Jorgen Randers, Bill Behrens –, un gruppo di persone molto diverse tra loro, ma unite da un’estrema attenzione per le future generazioni.
Il messaggio di The Limits to Growth è rimasto inascoltato per 40 anni. L’abitudine di prendere decisioni a breve termine dal punto di vista ambientale, economico e politico ha portato a questo grande ritardo d’azione, nonostante il libro anticipasse già allora la crisi globale che stiamo vivendo oggi. Nel film, gli autori di The Limits to Growth, supportati da straordinario materiale d’archivio, ci forniscono una visione provocatoria sulle ragioni della crisi globale e condividono con noi la propria idea del futuro.

Secondo Dennis Meadows, che in questi anni è stato il portavoce del gruppo, oggi è troppo tardi per illudersi di poter raggiungere la sostenibilità. I nuovi obiettivi che Meadows invita a ricercare sono altri, come la resilienza, cioè la capacità di assorbire uno shock pur continuando a funzionare, e la capacità di risolvere problemi universali (qualità dell’acqua, dell’aria) a livello locale. Jorgen Randers, norvegese, ha recentemente pubblicato 2052, un libro nel quale racconta la sua previsione per i prossimi quarant’anni. Per Randes lo scenario più preoccupante è quello legato alle emissioni di CO2 e al cambiamento climatico. Bill Behrens installa pannelli solari e crede nell’importanza delle energie rinnovabili.

The limits to growth non faceva previsioni, né predizioni. Offriva delle possibilità di scelta razionale per il futuro. Ci sono molte ragioni per cui il libro ha scatenato molte polemiche. La prima è che per la prima volta ha messo in discussione il concetto di crescita fisica in un sistema finito come il pianeta Terra. Per la maggior parte degli economisti, anche oggi, la crescita è un dogma. Da un punto di vista politico, sia in Europa che negli Stati Uniti, il libro ha provocato scontri dai quali sono usciti vittoriosi gli avversari del rapporto. Per la destra liberista ogni limitazione ai mercati e una politica di controllo delle nascite erano nemici da combattere, ma la sinistra e i paesi in via di sviluppo erano contrari a mettere in discussione una crescita di cui i paesi industrializzati avevano già goduto. Ma ad uscirne sconfitto è stato l’ambiente.

 

 

 

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