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‘La corrispondenza’, di Tornatore nel Cervantes e negli Aragonia

lacorrespondenciaUna giovane studentessa universitaria impiega il tempo libero facendo la controfigura per la televisione e il cinema. La sua specialità sono le scene d’azione, le acrobazie cariche di suspence, le situazioni di pericolo che nelle storie di finzione si concludono fatalmente con la morte del suo doppio. Le piace riaprire gli occhi dopo ogni morte. La rende invincibile, o forse l’aiuta a esorcizzare un antico senso di colpa. Ma un giorno il professore di astrofisica di cui è profondamente innamorata sembra svanire nel nulla. E’ fuggito? Per quale ragione? E perché lui continua a inviarle messaggi in ogni istante della giornata?

Con queste domande, che conducono la ragazza lungo la strada di un’indagine molto personale, inizia la storia dell’ultimo film di Giuseppe Tornartore, ‘La corrispondenza‘, che da questo venerdì si potrà vedere a Saragozza nel Cine Cervantes e negli Aragonia, in questi ultimi sia in VOSE (in inglese) sia con doppiaggio in spagnolo.

Assieme a messaggi whatsapp, a mail e sms, oltre che a un buon numero di lettere tradizionali, la corrispondenza tra Amy e Ed, i protagonisti di questo film, avviene sopratutto attraverso Skype prima e i video registrati da lui poi. Video digitali, che sfidano lo spazio e il tempo, che aspirano all’eternità, ma che rischiano la dissoluzione, lo spixellamento che li dissolve, il lento bruciare del supporto di un dvd gettato rabbiosamente nel fuoco. Immagini potenzialmente eterne, intrinsecamente fragilissime, metafora di un cinema (nuovo, eppure sempre antico, altro paradosso) che rischia di morire ma che esisterà per sempre nell’occhio, nella retina e nella mente di chi guarda e ama.

descargaÈ qui, e non solo in quello sentimentale della storia d’amore tra Amy e Ed, che galoppa libero il romanticismo estremo e ridondante, ma sincero, di Giuseppe Tornatore, che ancora una volta, come ne ‘La migliore offerta’, accumula passioni e sovrapposizioni; comprimendole ancor di più dentro una forma quasi discreta e controllata  che, per un regista come lui, appare quasi minimalista. Il romanticismo di chi non si vuole rassegnare alla (possibile) dissoluzione di un’immagine (cinematografica e amorosa) che è vita anche dopo la morte.

Ha qualcosa di tenero, la passione di Tornatore, la sua fiducia nel mezzo e nel racconto del cinema, di malinconicamente autunnale come le location (splendide) del suo film: una Scozia quasi sempre grigia e vagamente piovosa, l’Isola di San Giulio nel Lago d’Orta, in Piemonte. Così come lo hanno quel look così classico, così demodé, quel linguaggio ostentatamente letterario nonostante l’uso e l’abuso della tecnologia, quel certo pudore che tocca anche i movimenti della macchina da presa.

Se anche allora il cinema che è morto e che ci parla ancora, per farsi magari capire meglio, è quello di Peppuccio Tornatore e di La corrispondenza, poco male: o anzi, meglio ancora. Lo ascoltiamo volentieri nel suo molle romanticisimo forse un po’ naif, nonostante le lungaggini eccessive, le punteggiature metempsicotiche fuori registro e certe ovvietà sulle pulsioni esorcistiche di morte di una Amy che viene raccontata nel cuore (l’amore), nella mente (lo studio) e anche nel corpo (il lavoro).

 

 

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