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‘Morte di un uomo felice’, di Giorgio Fontana

 

 

4094-3Le letture continuano alla Dante Alighieri Zaragoza con l’attività Un libro, un mese. Abbiamo dedicato gennaio alla lettura di «Morte di un uomo felice‘, di Giorgio Fontana e abbiamo già fatto l’incontro con i nostri alunni lo scorso venerdì 10 febbraio per condividere opinioni sul libro e le sue pagine sugli Anni di piombo in Italia e il terrorismo. Il romanzo è ambientato a Milano nel 1981, e racconta la storia di un magistrato che indaga sull’attività di una banda armata responsabile dell’omicidio di un politico democristiano. Siamo nella fase più tardia, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Giacomo Colnaghi è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinana un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie. Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non potè mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla. L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese…

Fontana 2A tutti i nostri studenti-lettori ha colpito la giovinezza dell’autore. Giorgio Fontana è nato nel 1981, proprio nell’epoca in cui si svolge il libro. Sorprende  tutti la grande conoscenza che ha dei fatti storici e come riesce a spiegarci  nel romanzo i sentimenti dei personaggi e le diverse storie che accadevano nel 1981 a Milano.  “Morte di un uomo felice” è la seconda parte del “dittico sulla giustizia” iniziato con “Per legge superiore“. Fontana, oltre al romanzo vincitore del Campiello nel 2014, ha pubblicato altri tre romanzi, un saggio su berlusconismo e identità italiana (“La velocità del buio”), e un reportage narrativo sugli immigrati a Milano (“Babele 56“).

L’opinione generale  è quasi unanime : il libro è piaciuto molto a tutti i nostri lettori. Tra le scarse critiche, risaltiamo che non è un libro difficile da leggere ma c’e molto vocabolario, molti personaggi storici e a volte è un po’ difficile da capire per un gruppo di spagnoli come noi. Ma tutte queste difficoltà non sono sinceramente un problema per capire l’argomento del romanzo.

In realtà nel libro troviamo due storie parallelle che s’incrociano: la storia del protagonista, il magistrato, narratore della sua vita, e la storia del padre, che lui ha idealizzato nonostante siano totalmente diversi e opposti: il padre è ateo e è lui cattolico; il padre ama il figlio e lui è indifferente rispetto al suo, non lo ama per niente; il padre era contro il potere, era partigiano, lui è parte del potere, è magistrato.

giorgio-fontanaUna persona dice che per lei, più che un romanzo che ti racconta una storia, è un libro che ti fa riflettere e ti fa pensare su tutte le domande che lui, il magistrato,  fa a se stesso. Un’altra lettrice ci spiega che, per lei, la conversazione che il magistrato ha con il terrorista ‘Meraviglia’ è la chiave. In questo punto il romanzo dà la risposta a tutte le domande che si fa il protagonista e potrebbe essere un bel riassunto del libro.

Il nostro protagonista difende la giustizia sociale di fronte alla giustuzia dei magistrati. Più che un uomo felice, sembra un uomo giusto. Su questo punto tutti concidono che il titolo del libro non è adeguato, che sarebbe stato meglio intitolarlo “La morte di un uomo giusto”. Fin dall’inizio sappiamo che Giacomo sta per morire. A lui piace molto andare ai bar per sentire le storie degli altri. Immagina la vita delle persone che frenquentano questi bar e inventa le loro storie.

Ma il libro non soltanto ci racconta sul terrorismo. C’è un altro dibattito sul cattolicesimo. Il magistrato è cattolico e come tale cerca di fare il bene. Deve conciliare la pietà che sente come cattolico con la giustizia, e questo a volte è difficile. Come cattolico pensa che la sua fine è nelle mani di Dio e riffiuta di avere la scorta anche se sa che l’hanno minacciato di morte. Pensa che solo Dio può decidere.

A quel tempo in Italia c’era un terrorismo di destra e un altro di sinistra. Quelli di sinistra amazzavano quelli che dovevano. Invece quelli di destra mettevano le bombe senza discriminazione. Invece per lui, terrorismo è terrorismo, gente arrabbiata contro gli altri. Giacomo ripete costantemente la frase: “L’eccezione sempre, errori mai”. Cioè pensiamo che il magistrato alcune piccole norme le può saltare per il bene comune. Questa è la sua idea sul principio di giustizia.

 

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