‘Le luci nelle case degli altri’, di Chiara Gamberale

le_luci_nelle_case_degli_altri_di_chiara_gamberaleUn altro appuntamento con i libri. Questa volta ci siamo riuniti nella Dante Alighieri di Saragozza per condividire opinione su Le luci nelle casa degli altri, un libro di Chiara Gamberale che racconta la storia di Mandorla, una bambina felice di una ragazza madre piena di fantasia. Maria, la mamma, lavora come amministratrice d’immobili e ha lo speciale dono di trasformare ogni riunione condominiale in toccanti sedute di terapia di gruppo… Quando un tristissimo giorno Maria muore cadendo dal motorino, i condomini di via Grotta Perfetta 315, quelli che più le volevano bene, scoprono da una lettera che proprio nel loro stabile la piccola Mandorla è stata concepita… ma su chi sia il padre, la lettera tace.

Con questo argomento abbiamo parlato tanto nell’attività ‘Un libro, un mese’. Proprio perché con tutti Maria sapeva instaurare un legame intenso, nessun uomo tra i condomini si sente sollevato agli occhi degli altri dal sospetto di essere il padre di Mandorla. È così che verrà presa la decisione di non fare il test del DNA su Mandorla, e stabiliscono di crescere la bambina tutti assieme. È questo il fatale presupposto di una commedia umana che, con l’alibi del paradosso, in realtà ci chiama in causa tutti. E mentre, di piano in piano, Mandorla cresce, s’innamora, cerca suo padre e se stessa, ci si avventura con lei verso rivelazioni luminose e rivelazioni scomode, si assiste a nuove unioni e a separazioni necessarie. L’autrice costruisce attorno al cuore pulsante della sua protagonista un romanzo corale dove i grandi archetipi si mescolano agli struggimenti contemporanei, la verità e la menzogna cambiano continuamente di segno per dare vita a una voce fresca e profonda, che condurrà, fiduciosa soprattutto dei suoi dubbi, verso un finale sorprendente.

gamberale3Il dibattito ci ha permesso conoscere un po’ meglio l’auttrice, Chiara Gamberale. Di nuovo una scrittrice giovane (nata nel 1977). È conducente radiofonica e televisiva, che collabora con La Stampa, Vanity Fair e ha un blog su Io Donna. Figlia del noto manager Vito Gamberale, si è laureata al DAMS dell’Università di Bologna]. Nel 1999 è uscito il suo primo  romanzo, Una vita sottile e nel 1996 ha vinto il premio di giovane critica Grinzane Cavour promosso da La Repubblica. Ha cominciato a lavorare come conduttrice televisiva; ha lavorato per Quarto Piano Scala a Destra, programma di cui era anche ideatrice. Ha anche condotto il contenitore culturale Duende sull’emittente lombarda Seimilano. Ha condotto Io, Chiara e l’Oscuro su Rai Radio 2. Nel 2008 è stata finalista al Premio Campiello con il libro La zona cieca.

 

copertinaTranne due alunne che hanno detto che a loro il romanzo  è piaciuto tantissimo , per il resto il parere è stato unanime:  soltanto sono piaciute alcune cose di questa lettura, ma l’insieme e, soprattutto la fine, deludono. È piaciuto molto il personaggio di Mandorla, la bambina protagonista. La sua evoluzione da bambina a adolescente. Anche gli altri personaggi  sono bene definiti, ma la storia non è credibile. Per molti è in molte occasioni noiosa, artificiale a volte strana, ripetitiva e lenta.

A volte perdi il filo della narrazione perché continuamente va avanti e indietro con la storia dei personaggi. Il punto di partita è già inverosimile e la fine è deludente, inaspettata, sorprendente. Stile disordinato  che lo rende noioso e pesante. Con molte ripettizione e situazioni che sono di troppo nella storia. Sembra che abbia scritto diversi brani e poi li abbia uniti, creando questo caos narrativo.

Tra le cose buone che hanno piaciuto si mette in evidenza il linguaggio.  È attuale, moderno e a volte poco narrativo. Alcuni pensano addirittura  che sia un romanzo molto cinematografico. Sui personaggi tutti rintengono senza eccezioni che sono molto bene construiti. Sono belli i loro rapporti. Le famiglie sono tutte diverse, ma tutte preferiscono l’ignoranza a sapere la verità. Le donne non volgliono scoprire se i loro mariti le hanno tradite.

Su María, la madre di Mandorla, sono molte quelli che pensano che sia egoista  per il fatto di non dire chi è il padre e seminare il dubbio.  Fino all’ultima pagina non sapiamo qualie sono le intenzioni di Maria o perché abbia scritto quella lettera a sua figlia. Lei sa che non vivrà molto e decide di inventare una bugia su chi è il vero padre di Mandorla. Lo sviluppo della personalità di Mandorla è bello, benchè il modo di farla crescere non è buono, è un caos per lei che è consapevole di non essere come gli altri bambini della sua età. Ma è solo alla fine che Mandorla decide di non voler sapere chi sia il suo vero padre. Capisce che vuole bene a tutti, e che sono tutti suo padre in realtà.

 

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