‘Venere privata’, di Giorgio Scerbanenco

9788811687726_0_0_1571_75Quest’anno abbiamo cominciato le nostre letture del corso 2017-2018 con ‘Venere privata‘, di Giorgio Scerbanenco. Il nostro primo incontro dell’attività ‘Un libro, un mese‘ ci ha permesso di scoprire la differenza tra giallo, noir e  un poliziesco classico e ci ha fatto scoprire e conoscere meglio il padre del noir italiano: Giorgio Scerbanenco, un uomo con una vita più che interessante e una scrittura che taglia le parole, come con un bisturi, uno scrittore molto, molto preciso con il linguaggio.  ‘Venere privata‘ ci racconta la storia di Duca Lamberti, un ex medico radiato dall’ordine perché colpevole di eutanasia e per questo condannato a tre anni di carcere. Quando viene scarcerato, il suo amico, il commissario Càrrua gli chiede aiuto per disinntossicare il figlio di un potente industriale dalla dipendenza dall’alcol. Durante le vicende, Duca si troverà ad affiancare l’amico poliziotto nelle indadigini sulla morte di una giovane donna. Il libro non è soltanto un giallo classico, è molto di più dato che nelle sue pagine si parla di eutanasia, di alcolismo, di suicidio, di prostituzione, di mafia, di vendetta…Questi temi di natura sociale, che da tempo immemore aspettano un’azione politica forte, vengono affrontati di petto. Scerbanenco scrive su questi temi nell’anno 1966, una data che ci è sembrato a tutti molto vecchia se la paragoniamo con come sono moderni i suoi pensieri e la sua maniera di affacciarsi a questi problemi. Il narratore è un narratore vecchio stile ma l’italiano che usa è molto attuale. Qui risiede l’universalità di Venere privata: l’italiano del XXI secolo che legge Scerbanenco riconosce i problemi della società che lo scrittore tratta e li rivede nella sua realtà, osservandola ora con un punto di vista distinto, mediato forse, ma certamente critico. Il noir viene servito nella più classica delle sue accezioni: un genere narrativo che attraverso l’indagine su di un crimine porta avanti una forte critica nei confronti dello status quo. E non vi è alcun dubbio in merito: Duca Lamberti sta all’Italia come Sam Spade e Philip Marlowe stanno agli Stati Uniti d’America. Scerbanenco riesce a percepire nella Milano dei suoi anni i germi del grande male della contemporaneità: l’indifferenza che, come una ragnatela sottile ma robustissima, si stende su uomini e cose togliendo loro ogni vitalità, ogni entusiasmo.

descarga (5)Il libro è ambientanto a Milano negli anni sessanta, anni del boom economico in Italia ma dove i nostri personaggi della lettura non hanno molto ache vedere con questo boom economico né con una società benestante. Leggere i noir di Scerbanenco è come sfogliare vecchie fotografie su cui sono impresse atmosfere, ambienti, visi e abitudini ormai lontani.  ‘Venere privata‘ è il primo libro di una cuadrilogia che ha Duca Lamberti come protagonista.  Gli altri libri sono: “Traditori di tutti”, “I ragazzi del massacro” e “I milanesi amazzano il sabato”. Su Giorgio Scerbanenco e sulle sue opere si sono scritte almeno due tesi di laurea.

I nostri studenti sono rimasti colpiti dalla prima frase del libro: “Raccontare la vita di un uomo non è solo una preghiera?” Altri ci hanno spiegato come parlare degli omossessuali come “invertiti” o “anomali” non è molto moderno. Dopo abbiamo saputo che in quell’epoca c’era la censura e che forse se Scerbanenco avesse utilizzato altre parole, il libro sarebbe stato censurato. Nel libro ha molto spazio l’aspetto psicologico dei personaggi. I nostri personaggi più forti sono: Duca Lamberti e Livia Ussaro. Ma abbiamo anche parlato sul problema di Davide Auseri; sulla sorella di Duca, Lorenza; e sulla polizia e il personaggio di Luigi Carrua, tra gli altri.

Per la maggioranza, ‘Venere privata’ è un libro molto interessante, ben scritto. È un romanzo leggero, che coinvolge e ti invita a continuare la lettura. È facile e agile. Alcune alunne dicono che a loro non è piaciuto perché si aspettavano di più. La prima parte piace, coinvolge veramente, ma la seconda parte del libro delude, non è del tutto credibile. L’autore usa argomenti e situazioni che servono alla trama, ma non tornano secondo loro. Un’altro dice che a lui è piaciuto molto perché mostra la realtá non in una maniera  consecutiva bensì in piani diversi che il lettore deve ricostruire. Scerbanenco sembra un mago che ogni tanto tira fuori una carta e crea la suspense. Questo è piaciuto a tutti perché ti coinvolge e ti fa andare avanti. Si fanno un sacco d’ipotesi su come sarebbe potuto finire il romanzo. Per un’alunna un possibile finale sarebbe statoil suicidio di Davide pieno di rimorsi.

In conclusione, è un libro che è piaciuto a quasi tutti e  anche quelli che dicono di esserne rimasti un po’ delusi, alla fine riconoscono che non è stato male. Si propone infatti di  leggere il secondo romanzo della cuadrilogia per il prossimo corso.

Giorgio Scerbanenco

97948L’epilogo del libro ‘Io, Giorgio Scerbanenco’ dove lo scrittore parla di sè stesso ci è sembrato un piccolo gioiello, un piccolo regalo alle fine del libro. Si chiamava in realtà Volodymyr-Giorgio Šerbanenko, nato a Kiev nel 1911 da padre ucraino e madre italiana. Rimasto presto orfano, si guadagna da vivere nei modi più diversi fino ad approdare quasi per caso all’editoria. Inizia come correttore di bozze, redattore, poi collabora con numerose riviste, dove tiene anche la rubrica della “posta del cuore”, scrive romanzi rosa, western e infine trova piena espressione nella letteratura noir, genere che gli regala il titolo di padre del noir italiano.

Scerbanenco aveva bisogno di scrivere continaumente. Scriveva tre romanzi in due mesi. Durante la sua vita ha scritto 1.400 romanzi.  L’opera di Giorgio Scerbanenco è suddivisa in cicli: se il primo è quello di Arthur Jelling,  quello più famoso è quello di Duca Lamberti, il ciclo del Nuovo Messico, è probabilmente quello meno conosciuto, e più atipico. Pubblicato in un primo tempo con lo pseudonimo di John Colemoore, si tratta di un ciclo di quattro romanzi, scritti tra il 1948 e il 1951, e ambientati nel New Mexico, che contaminano il western e il noir: Il grande incanto, La mia ragazza di Magdalena, Luna messicana, Innamorati.

descarga (4)Nel settembre 1943 Giorgio Scerbanenco fuggì in Svizzera dove rimase fino alla fine della guerra. I romanzi e i racconti scritti in questi anni sono definiti “le opere dell’esilio svizzero”, e comprendono opere come Non rimanere soli o Lupa in convento. Giorgio Scerbanenco è stato un grande autore non solo di romanzi, ma anche di racconti. Una delle sue antologie più conosciute è Milano calibro 9. Il volume raccoglie 22 racconti neri, storie dure e disperate, di morti ammazzati e traffici oscuri. Frammenti di vita che parlano dell’atrocità, della miseria, dell’assurdità di questo mondo, in una Milano sentina di vizi e misfatti. Da questi racconti il regista Fernando Di Leo ha tratto tre film: Milano calibro 9, La mala ordina e Liberi armati pericolosi. Nel 2016 è stata pubblicata la raccolta Il falcone e altri racconti, con sette racconti inediti, scritti tra il 1958 e il 1963. In questi testi Giorgio Scerbanenco si discosta dalla letteratura di genere, cimentandosi con i grandi della letteratura e riscrivendo a modo suo alcune tra le più belle pagine di Čechov, Maupassant, Boccaccio, Cervantes, Dostoevskij, de Musset, Lorenzo de’ Medici. La raccolta si chiude con il testo autobiografico Viaggio in una vita in cui lo scrittore racconta di sé, delle origini ucraine-romane, della fuga in Svizzera dopo l’armistizio del 1943, del rapporto con le donne, del dopoguerra, fino al rapporto con i propri personaggi.

Rimane stupito quando vince due premi internazionali in Francia. Un riconoscimento di grande lungimiranza. Quello che lui considerava una tecnica, si premia. I sui dialoghi sono come partite da ping-pong ma lui pensava che questo non aveva valore letterario. Le sue due figlie lo ricordano dopo la sua morte come un uomo “molto alto, magrissimo, con un viso lungo un po’ all’antica. I capelli rapati al zero. Uno sguardo dolce. Era capace di grande tenerezze e di rabbie ferocissime”. Sua moglie invece ricorda come a Giorgio Scerbanenco “piaceva moltissimo uscire la sera in ristoranti con gli amici. Era uno straordinario ballerino e gli piaceva anche andare al Luna Park”. Il propiertario del bar dove Scerbanenco andava in vacanza con la famiglia a Lignano dice: “Soprannominato lo sceriffo di Lignano city. Lavorava al tavolino mentre intorno c’era il caos dell’estate. Era un po’ sordo. Scriveva con una Lettera 22 sulla quale aveva incollato una rosa e nel tavolo aveva i tangacci di Celentano e di Milva”.

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