‘L’Agnese va a morire’, di Renata Viganò

71AuF3FYVcLL’Agnese va a morire,  di Renata Viganò è il libro che ha riunito i nostri alunni della Dante Alighieri Zaragoza nell’ultimo incontro ‘Un libro, un mese‘, corrispondente al mese di gennaio. L’Agnese va a morire è una delle opere letterarie più limpide e convincenti che siano uscite dall’esperienza storica e umana della Resistenza. Un documento indispensabile per far capire che cosa è stata la Resistenza. Il romanzo racconta la storia di una donna di mezza età, Agnese, che da una vita tranquilla accanto al marito passa dapprima a una vita sotterranea di collaboratrice dei partigiani e poi a una vita clandestina insieme alle truppe della Resistenza. La storia si ambienta nelle valli di Comacchio durante la seconda guerra mondiale, dal settembre del ’43 alla primavera del ’45. Le vicende cominciano con la deportazione del marito di Agnese, Palita, intellettuale comunista membro della Resistenza; quest’evento stravolge la vita di Agnese, donna semplice e contadina, che viene in questo modo avvicinata al movimento dai compagni di Palita. Si ha la sensazione, leggendo, che le valli di Comacchio, la Romagna, la guerra lontana degli eserciti a poco a poco si riempiano della presenza sempre più grande, titanica di questa donna. Come se tedeschi e alleati fossero presenze sfocate di un dramma fuori del tempo e tutto si compisse invece all’interno di Agnese. Questa lettura ci ha insegnato tantissimo sulla vita dei partigiani e anche sulla situazione dell’Italia tra 1943 e 1945, il periodo peggiore della Seconda Guerra Mondiale per L’Italia. Il romanzo è stata la scusa perfetta per parlare del ruolo degli Alleati –EEUU e l’Inghilterra fondamentalmente– durante la Seconda Guerra Mondiale in Italia. Nelle sue pagine possiamo conoscere le rivalità tra i due paesi alleati, conoscere cosa pensano in realtà del popolo italiano. Si vede che non fanno una bella figura in questo periodo storico. È stato molto interessante sapere cosa pensavano gli italiani degli alleati, che sono visti anche loro come invasori, e non soltanto dei tedeschi. Abbiamo conosciuto anche come c’era  una esistenza passiva di quelli che non era fascisti o delattori, di quelli che soltanto vivevano. La gente lottava ogni giorno per conservare la vita.

800px-Renata_Viganò_gattoIl libro è stato pubblicato nel 1949, soltanto cinque anni dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale. La scrittrice, Renata Viganò, fu una vera partigiana e nel libro si può vedere come conosceva bene la vita durante la Resistenza. Sino all’8 settembre del 1943 la Viganò aveva continuato a lavorare in ospedale e a scrivere, per quotidiani e periodici, poesie, racconti. Con l’armistizio, un’altra svolta esistenziale: con il marito, Antonio Meluschi, e il figlio, l’infermiera-scrittrice partecipa alla lotta partigiana (“la cosa più importante nelle azioni della mia vita”, com’ebbe a dire), nelle valli di Comacchio e in Romagna, facendo, sino alla Liberazione, di volta in volta l’infermiera, la staffetta garibaldina, la collaboratrice della stampa clandestina. Di questa esperienza è pervasa la produzione letteraria di Renata Viganò. La sua opera più famosa, L’Agnese va a morire, edita nel 1949 da Einaudi e vincitrice del Premio Viareggio, è stata tradotta in quattordici lingue. Possiamo leggere la quotidianità di questi giorni: cosa mangiavano i partigiani, come si muovevano, come dormivano, cosa facevano ogni giorno e tutto in un modo per niente esaltato. Abbiamo detto che “paura” è una delle parole che appare di pìu nel libro. Anche ci ha colpito una frase che si ripete e che dice: “Lottiamo per la libertà degli imbecilli”. Non è un libro che ci racconti cose di politica, cose di un partito politico, soltanto ci parla di quello che accade ad Agnese e ai suoi amici della Resistenza. Il personaggio di Agnese é fondamentale in questa lettura dato che è una donna come una roccia, con una intelligenza naturale e moltissima dignità. Quando le fanno un incarico, l’Agnese sempre pensa che non sa se sarà buona…ma la realtà è che sempre fa il suo lavoro per i partigiani.

valle di comacchioUno dei nostri alunni spiega come è bello il legame tra l’Agnese e Palita dopo la morte di quest’ultimo grazie ai sogni della protagonista del nostro romanzo. Nei sogni l’Agnese continua a parlare con Palita, ha bisogno di sentirlo, questa donna forte deve aggrapparsi a qualcosa. Ma il legame tra di loro dopo la morte di Palita cresce. Anche ci fa soffrire tanto come si descrive la vita nell’acqua dei partigiani, un mondo molto duro ma con un sacco di solidarietà tra di loro. Il fango, il freddo, la fame sono parole che accompagno la vita dei partigiani in questo periodo storico. Anche la paura continua come avevamo detto prima. Il valore della Viganò e sapere trasmettere la lotta partigiana con occhi semplici, senza esagerazioni, senza eroismo ed in un modo naturale. La professoresa ci spiega che questo libro e ‘Il sentiero dei nidi di ragno’ di Italo Calvino sono i due libri che più l’ hanno colpita sulla lotta partigiana.

liberazione1Il libro ci  fa pensare come gli uomini non imparino mai, si semina l’odio e con il passare del tempo  dimentichiamo tutto, non ci ricordiamo dei nostri gravi errori. Tra alcuni alunni ci sono dubbi su se il libro della Viganò sia  piaciuto o no. Alcuni dicono che la lettura si fa un po’ pesante perchè è difficile capire i particolari delle scaramucce delle brigate e le loro emozioni.  Tuttavia sono tutti d´accordo che il romanzo è molto ricco in lessico e le descrizioni sono meravigliose. Viganò gioca molto con il rumore, puoi sentire tutti questi rumori che descrive in una maniera bellissima. Altri studenti pensano che il libro ti mette in ansia. Sai che Agnese va a morire ma non sai come nè quando. Una persona dice che a lei non sembra un libro scritto nel 1949, sembra un linguaggio attuale.

thNel romanzo vengono fuori grandi temi: la guerra, il ruolo delle donne, la morte, la paura.
Sul ruolo della donna si apre un dibattito tra gli studenti: per alcuni il personaggio d´Agnese è
molto bello: una contadina analfabeta che riesce a sopravvivere e a fare tante cose.
Un’altra studentessa sembra che faccia la serva dei partigiani, che non la rispettino. Altri non sono d’accordo. Il mondo dei partigiani è molto maschile. Agnese è una eroina falsa per una studente. Opina che sembra che la donna soltanto possa essere mamma o serva. Su questo argumento ci sono due punti di vista ben diversi e un’altra studente crede che alla fine i partigiani sono un esercito e come tutti hanno un capo. Agnese è l’ultima ad arrivare e per tanto obbedisce gli ordini come gli altri. Quello che diceva il capo è quello che si faceva e Agnese doveva obbedire come tutti gli altri soldati. Per lei le donne non portavano le armi ma lottavano in un altro modo. Facevano le staffette e avevano un ruolo importante.
Per lei Agnese è una sorta di eroina perché faceva un po’ di tutto e mai si sentiva stanca pure
non essendo una donna giovane. Secondo lei il suo lavoro sì che viene riconosciuto e ha un ruolo importantissimo.

Continuando a parlare del personaggio di Agnese, uno studente pensa che la guerra le offre la
possibilità di lottare per qualcosa, di che la vita abbia un senso per lei. Fino quel momento
soltanto si occupava di badare al marito come una mamma. Lei è una donna forte che non ha paura della morte.  Una persona dice che a lui sono piaciute molto alcune frasi del libro e ce ne legge alcune:  “maledetta la guerra e quelli che la provocano”, “quando uno muore non deve rimanere niente di lui”. Un studente ritiene che secondo lui non si vede nel libro un sentimento patriottico. È un manifesto contro i tedeschi e i fascisti ma non li considera invasori. Un’altra aggiunge che per lei non è un romanzo vero e  propio,  bensì una sorta di libro di storia.

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