4/01/2012

Dicen los historiadores que mucho antes que pasta y pizza, los italianos comían piadina. Ahora ya es posible comerlas recién hechas en Zaragoza. Dos veces bueno es el nombre del establecimiento que las sirve desde octubre en la calle Baltasar Gracián, 4 de la capital aragonesa. Se sirven a un precio único de 5 euros –3,50 si son de Nutella– y se puede elegir entre ocho variedades a medio camino entre la cocina italiana, la aragonesa y la catalana. La piadina es una variedad del pan y, aunque en los años sesenta estuvo a punto de desaparecer porque se la asociaba con la comida de los campesinos, ahora es un alimento que no falta diariamente en la mesa de regiones como Emilia Romagna. Puede comerse sola, rellena de verduras, de queso, embutidos y…de todo lo imaginable.

La responsable de Dos veces bueno, Rosa Bestué, explica que el nombre del local alude a la célebre frase

Rosa Bestué, preparando una piadina.

de Baltasar Gracián:”Lo bueno si breve, dos veces bueno“. Esta emprendedora reconoce que nunca había pensado en abrir un local de piadinas, pero que desde hace tiempo tenía claro que para desestresarse, lo mejor era la cocina. Un día vio un local en Barcelona en el que servían piadinas y empezó a indagar. Ni corta ni perezosa se fue a Bologna y a Rímini con su familia y aprendió lo imprescindible para colocarse el gorro de cocinera y empezar a experimentar. Allí le enseñaron algunos trucos porque “cada uno guarda su secreto a la hora de hacer la piadina” , compró la maquinaria necesaria para prepararla y aquí está aprendiendo a valorar la opinión de la clientela para experimentar nuevos sabores.

La receta tradicional de la piadina de Emilia-Romagna lleva harina, bicarbonato sódico, manteca de cerdo, sal y agua (o leche). Pero la forma de prepararlas varía después en cada localidad e incluso en cada familia. Rímini, Cesena y Ravenna reivindican desde siempre la paternidad de la piadina. En Rímini y alrededores es fina y sutil, y se va haciendo cada vez más gruesa a medida que se aleja de la costa y se extiende hacia Ravenna.

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20/07/2011

Anche se il suo nome può ingannarci la zuppa inglese è un tipico dolce italiano. Come capita spesso quando si ricercano le origini di un piatto, che oltretutto si è ampiamente diffuso sul territorio nazionale, più regioni ne rivendicano i natali. Questa volta a farlo sono l’Emilia Romagna e la Toscana.

A Ferrara, dove prende anche il nome di Zuppa Estense, si sostiene che sarebbe una rielaborazione  realizzata dai cuochi della corte estense intorno al 1500 del celebre dolce popolare anglosassone “Triffle”. I Toscani, che a Siena la chiamano Zuppa del Duca, la fanno risalire alla Corte de’ Medici e il suo nome dipenderebbe dal fatto che era  particolarmente gradita agli inglesi che risiedevano in Toscana.

Sia quale sia l’origine di questo dolce freddo, vale indubbiamente la pena assaggiarlo e ogni tanto, magari in una cena dal sapore italiano, proporlo come alternativa al più internazionalmente famoso tiramisù.

La Zuppa inglese è un dolce al cucchiaio composto da soffici strati di crema pasticcera e crema al cioccolato, intervallati da pan di spagna leggermente inzuppato di rosso alchermes. L’alchermes è un liquore di antiche origini elaborato con numerose spezie e deve il suo colore rosso intenso alla cocciniglia. Particolarmente amato dai medici, arrivò in Francia con Caterina de’ Medici dove si conobbe come “Liquore de’ Medici”.

 La ricetta

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3/07/2011

Ha un nome sonoro, cacciucco, ma se uno non è mai stato in Toscana sicuramente non immagina che questo è il nome di una zuppa di pesce. Anzi, della zuppa di pesce, per lo meno a Livorno e lungo tutta la sua costa.

Pare che il nome derivi dal turco küçuk che significa “minutaglia”, e farebbe riferimento ai piccoli pesci e di minor pregio con cui viene preparato. Ma il suo nome racchiude anche un suggerimento per la sua preparazione, si dice infatti che deve avere come minimo tanti pesci quante “c”. La ricetta originaria ne prevede addirittura tredici.

Viene servito su di una fetta di pane abbrustolito, e al primo sguardo se ne apprezza subito la ricchezza. Poi arriva l’olfatto che precede di poco la prima cucchiaiata, la bocca si riempie di sapori amalgamati,  ma ancora riconoscibili uno ad uno.

Un consiglio, prima di provare a farlo, mangiatelo e quando avrete preso confidenza con i suoi sapori, mettetevi in cucina.

Le ricette del cacciucco sono numerose e tra l’una e l’altra si trovano differenze nel tipo di pesce e nei passi della preparazione. Questa è solo una delle tante.

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20/05/2011

… dei Sovversivi del Gusto!

Domenica 22 maggio.
Degustazione dei Sovversivi del gusto a bordo del Treno dei Sapori.

I nostri amici sovversivi non smettono di sorprenderci, con iniziative originali e che fanno venire l’acquolina in bocca!

Domenica 22 maggio costeggeranno in treno il Lago d’Iseo, degustando alcuni dei loro buonissimi prodotti e ammirando il paesaggio, fino a raggiungere la località di Edolo, in Val Camonica.

Se qualcuno ha la fortuna di trovarsi in zona, troverà tutte le informazioni nel sito web dei Sovversivi del Gusto.

Non ci resta che augurare loro un buono e delizioso viaggio!

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10/05/2011

Ti ricordi dei sovversivi del gusto?  Sono persone, intere famiglie, giovani, che hanno scelto di difendere la propria storia e il proprio legame con la terra attraverso la produzione di vini e cibi eccellenti. I sovversivi del gusto, nati nel Bresciano da un’idea dell’oste Adriano Liloni, sono oggi una realtà, sparsi a macchia di leopardo per tutta l’Italia, isole comprese. Tradizione e genuinità sono le parole chiave delle loro continue ricerche nel territorio da cui provengono. Oggi i sovversivi del gusto formano una rete di piccoli produttori italiani attenti alla tradizione e all’ambiente, e di ristoratori alla ricerca di materie prime tipiche e di qualità. In sei anni i sovversivi hanno fatto molta strada. Ora la rete conta più di 100 aziende in Italia, tra cui 10 fedelissimi produttori bresciani.

Marco Salzoto e Michele Marziani hanno spiegato a Saragozza la storia dei sovversivi del gusto e hanno preparato una degustazione di prodotti sovversivi alla Escuela de Hostelería de Miralbueno. Abbiamo assaggiato prodotti della Salumeria Dho, Orto del Pian Bosco, Nocciole d’Elite, Baita, Pianogrillo, Frescopiada, Rapalino e Torta Pistocchi. Tutti questi prodotti e molti di più si possono trovare in un negozio proprio al centro di Milano: La nicchia dei sapori.

La nicchia dei sapori nasce con l’obiettivo di portare sulle tavole sapori nuovi e genuini prodotti con passione. Fiore all’occhiello di questo negozio sono i loro produttori, con cui hanno contatto diretto, niente rappresentanti, niente agenti, niente grossa distribuzione. In questo piccolo tempio del gusto, vicino ai Navigli, a 2 passi dal Duomo si può passare anche delle piacevoli serate tra amici e fra una chiacchiera e l’altra degustare degli ottimi taglieri di salumi adatti anche ai celiaci, taglieri di formaggi abbinati alle  deliziose composte o mostarde, crostini con i vari patè, il tutto con dell’ ottimo vino di vostra scelta….E per chi lo desidera hanno anche degli champagne, non commerciali ma ricercati… La nicchia dei sapori si trova in Via Daniele Crespi, 14 a Milano. Sono in trattativa per aprirne altri a Vienna e Roma.

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