El compositor y pianista italiano Ludovico Einaudi actuará el próximo 21 de marzo en el Teatro Principal de Zaragoza. Será a partir de las 20.00 horas en un concierto de 90 minutos de duración en el que el artista turinés presentará el espectáculo Nightbook. Las entradas cuestan entre 6 y 31 euros. Einaudi es uno de los compositores y músicos de culto más emblemático de los últimos tiempos. Reconocido internacionalmente, en su país Italia, es toda una celebridad. Su música se escucha en cine, televisión e incluso en los partidos de baloncesto de la NBA. La última serie producida por la BBC, Doctor Zhivago y películas como This is England y The Reader, llevan su música. No es un compositor clásico ni convencional, lo que hace siempre difícil encuadrarle dentro de un estilo concreto. El disco que presenta en gira por Europa, Nightbook es una mezcla fascinante entre música clásica y popular, hecha con piano acústico y con electrónica sutil, franqueza emocional y delicada orquestación. En los doce temas que componen Night book, ha utilizado percusiones africanas a la vez que música electrónica experimental, new age, pop y rock.
A pesar de la aparente frialdad de su música, el italiano brilla en directo. Ludovico Einaudi nació en 1955 en una localidad de Turin, aunque estudió en el
conservatorio Verdi en Milán. Recibió lecciones de Luciano Berio y a mediados de los 80 empezó a encontrar su propia voz, experimentando con las músicas del mundo, la electrónica o incluso el pop. Él mismo se define como un músico minimalista, aunque huye de las etiquetas y del mismo concepto de la música contemporánea. Tampoco es fácilmente encasillable en categorías ya caducas como la New Age o similares. Sus composiciones no respetan reglas y se guían por su particular sensibilidad, utilizando arreglos propios de música popular.
Sobre el escenario del Teatro Principal de Zaragoza interpretará piezas como Lady Labyrinth o Solo.
Todo modo è un giallo, ma è molto di più. Innanzitutto perché l’assassino non si scopre con la lettura. E poi perché questo romanzo di Leonardo Sciascia è un libro di critica sociale. Lo scrittore siciliano vuole denunciare la corruzione del potere e la connivenza tra politica, potere finanziario e religione. Questo romanzo di Sciascia è il quarto libro dell’attività della Dante Zaragoza Un libro, un mese corrispondente al corso 2011-2012. L’autore di Agrigento rinchiude in un albergo-eremo personalità politiche, economiche e religiose, quelli che fanno parte della gerarchia del potere. Tutti sono radunati in questo misterioso e bizzarro luogo, dove, teoricamente, ogni anno fanno degli esercizi spirituali. C’è anche un gruppo di belle e giovani donne. Quasi tutti sono persone influenti. Il titolo del libro fa riferimento alla frase di sant’ Ignazio di Loyola, “inventore” di questa pratica religiosa. “Todo modo… para hallar la voluntad divina”. Ma la pace del luogo viene interrotta all’improvviso da una serie di omicidi. L’indagine viene affidata a un commissario che presto andrà in pensione.
I protagonisti sono due: Il pittore, di cui non si conosce il nome, è un visitante inaspettato che fa da osservatore e narratore e Don Gaetano, un prete intellettuale, colto e
molto furbo. Il loro dialogare è la base di tutte le opinioni politiche e filosofiche che Sciascia vuole mostrarci. Oltre al gruppo di politici, uomini d’affari e banchieri riuniti all’eremo per gli esercizi spirituali, ci sono altri personaggi importanti nel racconto. Il cuoco furbo, irriverente, accetta questo lavoro solo per godersi lo spettacolo di questi esercizi spirituali. Il commissario, ironico, disposto a dire quello che pensa, tanto lui va in pensione e a questo punto non si gioca più la carriera. Il procuratore Salambri. Tra questi personaggi troviamo una sorta di omertà, giacchè nessuno denuncia gli altri, e tutti tacciano.
L’ironia dello scrittore siciliano è presente in tutta la storia. Ci sono scene che fanno sorridere ed il libro è pieno di ironie sottili. Gli studenti che hanno letto Todo modo coincidono nell’evidenziare la grande quantità di riferimenti e citazioni di opere letterarie e artistiche: pittori come Redon, Rouault, Guttuso, Grünewald, Géricault (La zattera della Medusa) Antonello, Bellini; scrittori come Edgar A. Poe (La lettera rubata), Anna M. Ortese (Un paio di occhiali), Pirandello; filosofi come La Rochefoucault, Pascal, Voltaire; papi come Pio II e Paolo VI. Sarebbe stato bello avere il tempo di approfondire in tutte questi riferimenti culturali.
Todo modo racconta l’Italia degli anni 70. Si capisce che sta denunciando il governo della Democrazia Cristiana, il partito che era al potere negli anni ´70, periodo in cui viene scritto il romanzo. Ci si può riconoscere anche una denuncia sulla Chiesa, che aveva molto potere politico in quel momento. Sono gli anni di piombo, della strategia della tensione, delle stragi di stato (così come vennero chiamate), tutte o quasi rimaste senza un colpevole. Aldo Moro sarà ucciso quattro anni dopo e poi verrà la strage di Bologna. Un paese sconvolto, confuso, con la corruzione ai più alti livelli. È un libro ancora terribilmente attuale, questo è sembrato molto duro a tutti che lo hanno letto.
Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Sciascia, Todo modo è l’ultimo film del connubio cinematografico, ma anche politico e ideologico, del regista Elio Petri e l’attore Gian Maria Volontè, sodalizio che contribuì alla fortuna del cinema politico italiano degli anni settanta. Tra gli altri attori impegnati nel film vi è Marcello Mastroianni, nei panni di Don Gaetano.
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Si hace unos días os contábamos que el escritor italiano Mauro Corona había sido traducido por primera vez al español, ahora os informamos de que el viernes, 24 de febrero algunos fragmentos de su libro Fantasmas de piedra se leerán en la Librería Cálamo de Zaragoza. La Librería Cálamo le ha concedido el Premio Otra Mirada 2011 y, aunque estaba previsto inicialmente que el escritor friulano viniese en persona a recogerlo, finalmente parece que no será así. Aunque claro, con Mario Corona nunca se sabe. Su página web se llama disperso nei boschi (perdido en el bosque) y así debe estar el artista porque en Cálamo no dan con él. Es un tipo tímido, poco amigo de homenajes y de una vida tradicional y ordenada. El Premio Cálamo Otra Mirada es elegido por “despotismo ilustrado“, según cuentan los responsables de la librería zaragozana en su página web. Vamos que Cálamo premia una obra o autor que aprecian de manera especial y este año le ha tocado a Mauro Corona. Ricardo Menéndez Salmón, Abdelà Taia, Knud Romer y Rafael Chirbes son los escritores que han obtenido este mismo reconocimiento en los últimos años.
Cálamo ha premiado a Mauro Corona por Fantasmas de piedra, un relato de enorme belleza e impregnado de una dulce melancolía que ansía rememorar un
mundo rural ya desaparecido para siempre. El libro, publicado por Altair, nos traslada a las desiertas calles de Erto, el pueblo de los Alpes donde nació y que fue arrasado en 1963 por una gigantesca ola de agua que sobrepasó el cercano embalse del Vajont. Más de 2.000 personas murieron sepultadas en esta tragedia.
Este hecho marcó para siempre a Mauro Corona, un hombre que se mueve alrededor de tres pasiones: la montaña, la escultura y la literatura. Como escalador ha abierto más de 300 vías en los Dolomitas y ha subido a las paredes más dificultosas de Groenlandia y Yosemite. Como escultor ama la madera a la que considera un ser vivo y poderoso. Como escritor ha publicado casi una veintena de libros de los que ha vendido solo en Italia más de 2,4 millones de ejemplares, ha sido traducido a numerosos idiomas y es depositario del aprecio de la crítica. Mauro Corona empezó a publicar en 1997, animado por la escritora Marisa Madieri y su esposo, el también escritor Claudio Magris. En 2011 recibió el prestigioso Premio Bancarella por su obra La fine del mondo storto.
Una delle domande più ripetute dopo aver letto Signora Ava è “Chi diavolo sarà questa sconosciuta Signora Ava?” A dire il vero, non si sa molto bene. Pare si tratti di una figura leggendaria del folclore molisano, un simbolo dei tempi lontani, passati per sempre, quello che in tutta Italia si esprime con l’espressione “al tempo che Berta filava” e in spagnolo “en tiempos de María Castaña“. Questo romanzo di Francesco Jovine è il terzo libro dell’attività della Dante Zaragoza Un libro, un mese corrispondente al corso 2011-2012. Signora Ava è stato paragonato a Il Gattopardo, fino al punto di essere chiamato “Il Gattopardo dei poveri”. Ma per chi ha letto l’opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa sembra un po’ esagerato e più un richiamo pubblicitario che una realtà. Si può dire che è un nipote del Gattopardo. In linea di massima, questo romanzo storico è piaciuto, soprattutto perchè racconta realisticamente la vita contadina in una regione abbastanza sconosciuta dell’Italia (il Molise) in un momento in cui la storia del Bel Paese cambierà per sempre.
Signora Ava è un romanzo che dà voce ai contadini, lo fa con poche pennellate che però dicono molte cose. Il racconto è situato fra il 1860 e 1862, anni di
cambiamenti in Italia. L’autore divide la storia in due parti. Nella prima ci presenta la vita di un paese piccolo e sperduto nel mondo, con un’atmosfera chiusa, dove tutti i suoi abitanti vivono in un mondo tradizionale, fermo, pieno di fatiche e sforzi per portare avanti le loro famiglie. Nella seconda parte del libro l’atmosfera non è più così lenta, le regole del mondo immutabile non sono più le stesse, per questo il modo narrativo dell’autore cambia e diventa più veloce. Si scatenano diversi e contrapposti stati d’animo, si mettono in moto illusioni e speranze, paure e presentimenti.
Jovine è figlio dei Pietro Veleno, uno dei protagonisti, e racconta con sincerità la loro storia. Pietro, è un giovane servo di una famiglia borghese, un umile ragazzo di campagna che abita con la madre. È convinto dell’impossibilità di cambiare il mondo e del suo destino fatale e lotta in entrambi le parti avversarie. Quando diventa “brigante”, la sua innamorata, Antonietta, lo accompagna e diventa la sua alleata. La sua storia è una storia d’amore e una storia di sconfitta, di perdita e di morte. Tra i contadini, che sono un po’ gli schiavi della situazione, e i padroni (i de Risio), c’è la figura di un prete. Questo prete, è una delle più belle figure tra i preti della letteratura italiana. Don Matteo, una sorta di povero prete contadino che sta dalla parte dei cafoni e che in qualche modo deve fare da mediatore tra loro e il potere.
In questo contesto appare quell’autentico fenomeno insurrezionale di massa che fu il brigantaggio e che viene descritto con grande realismo da Jovine. La
descrizione del mondo dei briganti è anche fortemente significativa, perché compaiono personaggi molto diversi tra di loro. Ci sono degli avventurieri, dei desertori degli eserciti. Ci sono anche dei francesi avventurieri che entrano nel meccanismo più con un ruolo di provocatori, di persone che non hanno un’idea da portare avanti. Ci sono anche le donne, fortemente presenti perché i briganti si portano dietro le loro donne, siano moglie, figlie, amanti.
C`è insomma una sorta di “guerriglia”, senza sbocco, senza grandi possibilità. Perché questi briganti del libro non sono di per sé dei nostalgici borbonici, sono semplicemente degli sbandati che non sanno più dove buttarsi, da che parte collocarsi, e che la storia travolge con storie individuali diversissime, e li mette insieme provvisoriamente. Nel 1975, il regista Antonio Calenda ha girato il film Signora Ava, 33 anni dopo la pubblicazione del romanzo. Amedeo Nazzari, Leopoldo Trieste, Remo Girone, Claudia Marsani, Romina Power e Nino Castelnuovo sono gli attori protagonisti.
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Uno de los escritores más peculiares del panorama literario italiano, Mauro Corona, por fin ha sido traducido al español.
El calificativo de peculiar le viene como anillo al dedo, ya que Corona no es un escritor al uso. Para empezar, antes que escritor es leñador, montañero, escultor y escalador. Aunque la palabra que mejor le definiría sería la de ermitaño. Vive recluido en sus montañas, con su mujer y sus cuatro hijos, en un pueblo perdido de los Alpes friulanos.
En realidad vive muy cerca de lo que un día fue su pueblo, Erto, epicentro de una tragedia que conmocionó a toda Italia en 1963. Corona tenía tan solo 13 años cuando la presa del Vajont se reventó al desmoronarse sobre sus aguas una montaña entera, anegando todos los pueblos del valle y segando la vida de 2000 personas. Ese hecho –que al parecer las autoridades conocían con antelación- marcaría la vida del escritor para siempre haciendo de él una persona esquiva y huraña, de carácter nada complaciente, incluso en estos momentos, cuando goza de gran prestigio, primero como escultor de tallas de madera y después como escritor, convertido en todo un fenómeno editorial en Italia.
Ha llegado a las librerías españolas sólo una obra suya, Fantasmas de piedra (I fantasmi di pietra) de las casi una veintena que ha escrito. Como en muchas otras novelas suyas -Il volo della martora, La ballata della donna ertana, Vajont, quelli del dopo- rescata del olvido a su pueblo, a las gentes que lo habitaron hasta aquella fatídica noche de hace casi cincuenta años en la que una gigantesca ola los borró del mapa para siempre.
Algunas de sus obras ya habían sido traducidas a distintos idiomas –entre ellas al chino- pero a Mauro Corona le hace especial ilusión ser traducido al español, pues, según ha confesado, entre sus escritores favoritos figura Julio Llamazares, cuya obra La lluvia amarilla, siempre ha sido un referente para él. Ambos escritores tienen en común el amor por el paisaje perdido y después reencontrado, no en vano el escritor leonés también tuvo que abandonar su pueblo natal en las montañas al ser anegado por las aguas de un pantano.
Leer a Mauro Corona provoca una sensación especial, quizás por la frescura con la que describe a los animales, a sus queridas montañas y a sus habitantes, rezumando ironía, tristeza, melancolía y humor a partes iguales. Sus protagonistas son los bosques y sus moradores –martas, búhos, ciervos, árboles, plantas-, a los que describe meticulosamente, junto con las personas que pueblan esas recónditas aldeas, cuyo punto de encuentro son las tabernas, donde ahogan sus penas con un vaso de vino, como el propio escritor confiesa que hace siempre que puede.
Destacar alguna de sus obras sería tarea difícil, pero dado los tiempos que corren quizá habría que citar su novela La fine del mondo storto (El final de un mundo equivocado). En ella Mauro nos relata de forma cruda e implacable cómo pasan el último invierno de su vida los habitantes de este planeta, condenados a una muerte segura tras haberse agotado el petróleo y las otras fuentes convencionales de energía. Para él, solo volviendo a las formas de vida tradicionales de nuestros abuelos, mucho más apegados a la naturaleza que nosotros, hay alguna posibilidad de que el futuro que espera a nuestra civilización no sea tan negro como él lo pinta.
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Categoría: Narrativa