Lucciole per lanterne, il
documentario dei fratelli Stefano e Mario Martone, si
proietterà domani dopo l’apertura ufficiale del Festival Ecozine di Zaragoza. Sarà
intorno alle 21.00 ore nel Teatro del Mercado. Uno dei
registi, Stefano Martone, parteciperà alla  presentazione del film. Se volete
andare è necessario inviare una mail a infoecozine@gmail.com dato che i posti
sono limitati. Il titolo del documentario fa riferimento alla frase finale del
noto articolo sulla scomparsa delle lucciole di Pier Paolo
Pasolini
, che nel 1975 scriveva: “io, ancorché multinazionale,
darei l’intera Montedison per una lucciola
”. La scomparsa delle lucciole
simboleggia il crescente degrado ambientale ma anche lo strapotere delle
multinazionali rispetto agli stati nazionali, sempre più asserviti agli
interessi dei grandi gruppi economici.
Lucciole per lanterne è un
documentario politico che non rinuncia alla poesia delle immagini per
raccontare le storie, i volti e le speranze della nuova (r)esistenza cilena.
La difesa dell’acqua in quanto bene comune, la salvaguardia del patrimonio
ambientale, le scelte in materia energetica, sono battaglie che ci fanno
riflettere sul modello unico di sviluppo di un sistema capitalistico sempre
più spietato. Lucciole per lanterne è assolutamente da vedere, anche
perché la lotta cilena» ci riguarda da vicino», come sottolinea il regista
Stefano Martone. Secondo i fratelli Martone, i richiami sia a
Pasolini che a Allende sono espliciti. Il Cile che racconta il documentario è
un paese in cui la costituzione è sostanzialmente immutata dai tempi della
dittatura militare di Pinochet, e che rappresenta in America Latina il caso
più eclatante ed evoluto del modello neoliberista di Milton Friedman.
L’analisi di Pasolini e il grido di allarme di Allende sembrano rimbombare più
forte che mai nel Cile attuale e nei grandi spazi della Patagonia.
Il documentario ha cominciato a diffondersi in Italia nell’estate del
2010. In quel periodo in Italia si stava preparando il referendum sull’acqua
pubblica
: un anno dopo la maggioranza del paese avrebbe sancito
il diritto inalienabile all’acqua come bene pubblico. Due anni prima, nel
2008, Enel, che è tuttora per il 31% industria di stato, comprando la
compagnia energetica spagnola Endesa, era di fatto divenuta
proprietaria del 96% dell’acqua della Patagonia cilena, una
delle maggiori riserve d’acqua dolce del pianeta. Nel 1981, con il Codigo
de Aguas
, Pinochet aveva infatti avviato la completa privatizzazione
delle risorse idriche del paese. Grazie al regalo ricevuto in eredità dalla
dittatura militare, Enel è subentrata nel progetto di costruzione di 5 grandi
dighe nella Patagonia cilena.
Il documentario, oltre a ricostruire le tappe
principali di questa vicenda, scandite dalle proteste delle organizzazioni
ambientaliste che affiancano gli abitanti, represse con violenza, mette ben in
evidenza la contrapposizione tra le pratiche predatorie di stampo coloniale
tipiche del capitalismo multinazionale nei paesi del Sud del mondo e
l’atteggiamento di cura amorevole e rispettosa che le comunità locali hanno
nei confronti della terra. Una terra rigogliosa, circondata da vette
imponenti, serafica nel suo fluire naturale, così lontano dalla frenesia
cittadina. Una terra incantevole, così come ce la rende la bella fotografia di
Stefano Martone. Una terra che invoca rispetto. Un’opportunità unica per
vedere questo film a Saragozza.