Se andate a Bergamo prima dal 19 febbraio 2012 potete approfittare per vedere una mostra un po’ irreverente ma molto interessante sull’unità d’Italia ed il 150º anniversario del paese. “Il BelPaese dell’arte. Etiche ed estetiche della Nazione” è il titolo di questa curiosa esposizione che ci fa vedere l’immagine dell’Italia dall’Ottocento ai nostri giorni. La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (GAMeC) accoglie 200 opere che raccontano da un altro punto di vista la storia di questo paese. Letteratura, cinema, cultura d’elite, cultura popolare con un po’ di provocatorietà ci mostrano gli ultimi 150 anni dell’Italia. Ci sono opere di artisti italiani ed internazionali ma anche cose e fatti come gli scritti di Rita Levi Montalcini grazie ai quali le è stato assegnato il Premio Nobel.
L’iniziativa dimostra quanto la creazione artistica abbia influenzato in maniera determinante l’organizzazione pratica della vita
sociale italiana. Tra le curiosità, la mostra ci permette vedere i ritratti dei circa 200 garibaldini della Spedizione dei Mille provenienti da Bergamo e provincia e una serie di caricature dei parlamentari italiani. In mostra anche oggetti come la maglia rosa di Felice Gimondi, la divisa della Valanga Azzurra, i trofei di Giacomo Agostini…
Il biglietto intero costa 7 euro. Ci sono anche visite guidate gratuite. La mostra si può visitare da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00. I giovedì l’orario si allunga fino alle 22.00. GAMeC si trova in via San Tommaso, 53. Le opere sono divise in otto sezioni che ci raccontano da diversi punti di vista: da quello del «Bar sport» a quello della «Politica italiana» a «Per grazia ricevuta» che mette a fuoco il peculiare cattolicesimo dell’Italia.
L’esposizione mette insieme opere d’ arte del passato prestate dall’ Accademia Carrara, come le vedute di Venezia e Roma dipinte da Francesco Guardi e Ippolito Caffi, con altri artisti più giovani come Gabriele Picco o Elisabetta Benassi; mescolando la cultura più raffinata con la cultura popolare di anonimi; miscela la serietà del volto di Rosaria Schifani fotografato da Letizia Battaglia con l’ ironia del caccia bombardiere dipinto da Antonio Riello con l’ Assunzione della Vergine di Tiepolo; accosta la riverenza del ritratto di Cesare Tallone al senatoreGiovanni Morelli con l’irriverenza della nudità di Garibaldi, Cavour, Berlusconi e Ciampi nelle storie a strisce dipinte da Gabriele di Matteo. E così viene fuori un sorprendente ritratto dell’Italia.
Ana Maria Ribeiro Da Silva visse dieci anni accanto a Giuseppe Garibaldi. Fu ammazzone, guerrillera, amante appassionata e gelosa e madre dei quattro figli dell’eroe italiano. Questa fanciulla brasiliana con sangue indio nelle vene conobbe Garibaldi quando aveva 18 anni. Non ci pensò un attimo a lasciare tutto per il biondo eroe venuto dall’Italia. Con Garibaldi viaggiò per il Brasile, l’Urugay e infine sbarcò a Genova nel 1847. Garibaldi la raggiunse il 21 giugno 1848 per partire immediatamente alla volta di Firenze, Bologna, Ravenna, del Lago Maggiore e infine Roma dove era stata proclamata la Repubblica, alla cui difesa disperata, un anno dopo, darà un contributo decisivo. Gli eserciti
francese e austriaco attaccano la città eterna per ripristinare il potere papale. I garibaldini danno vita a una eroica resistenza, respingendo gli assalti quartiere per quartiere, per molti giorni. Ma dopo l’ultimo scontro sostenuto nella zona del Gianicolo, Garibaldi e i suoi sono costretti alla fuga. La sua fuga, a piedi, a cavallo, attraverso montagne e fiumi, è un calvario. Le sue condizioni di salute peggiorano a vista d’occhio. Nelle valli di Comacchio si consuma la tragedia. La donna, che era in stato di avanzata gravidanza, perde conoscenza e Anita muore il 4 agosto 1849 quando aveva soltanto 27 anni.
Il corpo senza vita di Anita fu frettolosamente sepolto nella sabbia. Più tardi il suo corpo fu trasportato al cimitero di Mandriole. Nel decennio successivo alla morte, i resti di Anita vennero riesumati per ben 7 volte da varie parti che se ne contendevano il lascito morale. Nel 1932, nel 50º anniversario della morte di Garibaldi, il corpo di Anita fu definitivamente deposto nel basamento del monumento equestre eretto sul Gianicolo, a Roma, la città per la cui difesa la giovane brasiliana era morta.
Le altre donne
Anita fu soltanto una delle donne dimenticate dal Risorgimento. Donne del Risorgimento (edito da Il Mulino costa 24 euro) è un libro collettivo che racconta la storia di quattordici donne senza le quali l’Italia sarebbe stata diversa. Da Georgina Saffi a Giara Maffei, da Sara Nathan alla nobile Cristina di Belgioioso. Dalla capraia palermitana Teresa “Testa di lana” a Colomba Antonietti. Il Corriere fa un interessante riassunto del libro che spiega in poche parole chi erano queste donne che stavano
dietro le barricate e non le abbiamo mai viste.
Categoría: Storia
un’elenco con i dieci motivi per cui vale la pena festeggiare l’Unità. Al primo posto perché è italiano. Al secondo, perché è napoletano e da Napoli è partita l’idea e il sogno di un’Italia unita. Al quarto, per Giuseppe Garibaldi, non come eroe ma come il simbolo di un’Italia all’avanguardia del mondo sul piano dei diritti, della libertà. All’ottavo posto perché italiani sono Michelangelo Buonarrotti, Pietro Calamandrei, Norberto Bobbio, Sandro Pertini…Vuoi sentire tutto l’elenco di Saviano?
Lo scrittore e registra teatrale Alessandro Ghebreigziabiher (Napoli, 1968) ha scritto anche nel suo blog un’altra interessante striscia con i 150 motivi per festeggiare l’Unità. Anche i lettori del giornale La Nazione hanno spiegato i motivi di questo anniversario. Alcuni interessanti sono questi: ”Perché se fossimo divisi in staterelli sarebbe più difficile affrontare tutti i problemi che ogni giorno sorgono nella nostra epoca piena di contraddizioni”; ”Perché siamo orgogliosi di accogliere le persone che vengono da altri Paesi e far loro conoscere le nostre tradizioni”; “Per non tradire gli ideali degli artisti e degli intellettuali che hanno reso grande l’Italia nel mondo”.
E tu che ne pensi? Merita o non merita la pena festeggiare?
Nel 150 anniversario dell’Unità d’Italia, Cinecittà si mostra per la prima volta al grande pubblico. A partire dal 29 aprile, il visitatore potrà finalmente accedere alla fabbrica dei sogni direttamente dallo storico ingresso di via Tuscolana 1055 , quello in cui tagliò il nastro Mussolini nel 1937. Il pubblico che visiterà Cinecittà si mostra sarà accolto all’ingresso dalle parole delle sceneggiature di film girati negli studios prima di partire per un viaggio che lo condurrà nella magia del cinema e del mondo di Cinecittà dove quelle stesse parole sono tradotte in immagini che hanno fatto sognare intere generazioni. Questa mostra è un’anticipazione di un più ampio progetto che prevede la realizzazione nei prossimi anni di un Museo del Cinema che avrà sede permanente negli studios di Cinecittà.
La mostra avrà due sale dedicate al costume in cui sarà possibile ammirare una selezione di abiti delle più famose sartorie cinematografiche; un’altra sulla scenografia dove sono esposti plastici e bozzetti; un’altra alla postproduzione per conoscere le tecniche del montaggio di un film. Il percorso continua con una sala sul film finito, con una selezione di immaginni delle pellicole più rappresentative girate negli studios. Altri posti ci mostrano la storia di Cinecittà e c’è anche un’area dedicata ai bambini, il CineBimbiCittà. La mostra ci permette inoltre di vedere i ritratti dei protagonisti. C’è anche un posto riservato ai gloriosi anni 50/60.
La mostra culminerà con la visita sui grandi set all’aperto: l’imponente Foro della Roma Imperiale di Rome, la vecchia America di Gangs of New York di Martin Scorsese, la piramide egizia di Cleopatra, il duomo di Assisi di San Francesco. Il biglietto di ingresso costa 10 euro per adulti e 5 per bambini.
Alcuni conoscono Cinecittà come l’Hollywood europea. Altri, i più giovani, come il set del Grande Fratello. Lo
storico studio cinematografico nato nel 1937 ha vissuto i suoi anni d’oro nel Secondo Dopoguerra. Fino ad oggi si contano più di 3.000 film girati nei set romani; 48 di questi sono stati premiati con gli Oscar dell’Accademia. Altri, quali Guerra e pace di King Vidor, Amarcord di Federico Fellini, Quo vadis, Ben Hur, La dolce vita, Il barone di Munchausen, Il paziente inglese, Nine, Baaria o Mission impossibile 3 hanno reso ancora più grande la Hollywood sul Tevere.
“La moneta dell’Italia unita: dalla lira all’euro“ è il titolo della mostra dedicata all’unificazione monetaria che si terrà al Palazzo delle Esposizioni a Roma fino al 3 luglio 2011. La mostra traccia l’evoluzione delle monete nazionali sin dai provvedimenti monetari di Napoleone nel 1796, descrivendo la situazione degli stati pre-unitari fino ad arrivare alla nascita della lira nel 1862 e quindi, nel 1893, alla nascita della Banca d’Italia. Alla narrazione di queste vicende si affianca quella del processo di unificazione europea, dai suoi inizi nei primi anni Cinquanta sino alla nascita dell’euro.
L’introduzione della Lira come moneta unica portò grandi vantaggi all’Italia e la Banca d’Italia la celebra ora con
questa mostra come uno dei propri contributi per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità. La lira, adottata in sostituzione delle centinaia di monete in uso nell’Italia preunitaria, fu il mezzo per avviare l’integrazione economica della penisola, aprire la strada alla partecipazione del paese alle grandi trasformazioni europee e mondiali, porre le basi per il suo sviluppo futuro.
Attraverso installazioni multimediali e documenti d’archivio, grandi collezioni di monete e macchine industriali, oggetti d’uso comune e libri antichi, banconote moderne e forme di moneta primitiva, il visitatore può ripercorrere le lontane vicende dell’unificazione monetaria italiana con l’occhio rivolto sia all’esperienza odierna, dall’introduzione dell’euro alla diffusione della moneta elettronica, sia ai riflessi che esse ebbero allora sulla vita quotidiana degli italiani.
Come curiosità, si può vedere un’esposizione di monete usate come satira politica dove i volti dei regnanti sono modificati con disegni e scritte e una serie di pannelli elettronici interattivi dove il visitatore, come in un gioco, può verificare le difficoltà e gli ostacoli alla circolazione nei tanti stati dell’Italia pre-unitaria.
Il racconto espositivo arriva infatti fino ai giorni nostri, con l’illustrazione del processo europeo di unificazione monetaria, che il primo gennaio 2002 ha portato all’introduzione delle banconote e delle monete in euro in 12 paesi dell’Unione europea. Oggi l’euro è la valuta di oltre 330 milioni di cittadini di 17 paesi europei: è utilizzato in un’area che si estende da Cipro all’Irlanda, dal Portogallo alla Finlandia.
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