Forse non tutti sanno che la rucola è una verdura che è tornata sulle tavole degli italiano solo negli ultimi 15 anni, dopo un lungo periodo di “latitanza”.
La rucola infatti, era già cara agli antichi romani, che la conoscevano con il nome latino di eruca sativa e la utilizzavano in particolar modo per le sue proprietà curative, come proprietà depurative, digestive, diuretiche, stimolanti e toniche. La rucola è anche ricca di vitamina C e sali minerali ed è specialmente benefica per il fegato.
Tuttavia, una delle proprietà più apprezzate della rucola sin dall’antichità è senza dubbio il suo effetto afrodisiaco: nel Rinascimento, addirittura, l’erborista Matthias de l’Obel (XVI sec.) narra come alcuni monaci, eccitati da un cordiale a base di rucola, furono costretti ad abbandonare il voto di castità.
Ancora oggi, in alcuni paesi del Sud Italia, si dice che, se mangiata durante la pubertà, la rucola aiuterebbe ad avere un seno più prorompente.
Oggigiorno però la rucola (o rughetta, come la chiamano in alcune zone) viene utilizzata soprattutto come ingrediente di infinite nuove ricette, che allargano e arricchiscono il panorama gastronomico del Bel Paese. Le sue foglie, dal caratteristico sapore piccante e amarognolo, simile a quello della senape, si utilizzano infatti sia crude che cotte, combinandole con una vasta gamma di prodotti alimentari. In insalata, nei tramezzini, con il carpaccio di carne o per accompagnare una bresaola, oppure ancora nel sugo della pasta, sotto forma di pesto, o sulla pizza, la rucola può essere combinata in mille modi.
La rucola in realtà non è una specie singola, bensì si tratta di diverse specie erbacee, che crescono un po’ in tutto il mondo. In Italia, a seconda delle regioni, la conosciamo come arucola, ruca, ruchetta, rucoletta, rugolo, r’cuacceo, ma nelle sue tante varietà la si usa anche nella cucina egiziana o in India, dove dai semi di rucola si estrae un olio usato per le lampade.
Una volta era molto facile raccogliere la rucola selvatica nelle campagne italiane e di fatto raramente la si coltivava, ma attualmente sempre più di rado la si trova in mezzo ai campi. Siamo invece abituati a trovarla in qualsiasi mercato o supermercato e anche a qualsiasi stagione.
Sembra che il risorgere della rucola sulle tavole degli italiani, sia dovuto ad una giusta combinazione di ricerca e marketing, promossa a partire dagli anni ’80 dalla Bioversity International, organizzazione internazionale non–profit dedicata alla ricerca scientifica e alla salvaguardia e all’uso della biodiversità agraria, in collaborazione con il governo italiano.
Grazie al lavoro di ricercatori e scienziati interessati a far sì che l’uso di questi prodotti non più popolari sulle nostre tavole tornasse in auge, la rucola è anche diventata un’opportunità per controbilanciare le cattive abitudini alimentari dettate dalla modernità.
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